Quanta legna consuma una stufa ad accumulo? La risposta giusta è sempre… dipende!

Una domanda che spesso e volentieri mi viene fatta durante una consulenza è “quanto consuma una stufa ad accumulo”…

….e se davvero è conveniente in termini di risparmio di combustibile rispetto ad una stufa tradizionale (acciaio, ghisa, ferro ecc.) o confronto ad un camino.

Non è sempre facile rispondere in maniera secca e precisa a questa domanda poiché i fattori che incidono sui consumi di una stufa, di qualsiasi tipologia essa sia, sono davvero molteplici.

Alcuni di questi aspetti per me sono già chiari quando effettuo un sopralluogo tecnico in una casa esistente o analizzo il progetto di una casa di nuova costruzione o in fase di ristrutturazione, altri aspetti invece sono variabili in quanto riguardano la tipologia del combustibile nonché le abitudini stesse di chi abita la casa (probabilmente l’aspetto che più mi sta a cuore).

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire meglio quali sono le variabili che potrebbero incidere sui consumi di una stufa generica per poi dedurre con discreta precisione quali invece potrebbero essere i consumi di una stufa ad accumulo.

Caratteristiche dell’edificio

Più volte nei miei articoli ho sottolineato l’importanza di un’analisi dello stato di coibentazione (isolazione) di un’abitazione prima di procedere alla valutazione di una stufa che la possa riscaldare efficacemente e senza brutte sorprese. Diciamo che questo primo aspetto è l’aspetto chiave che ci consentirà di capire esattamente quale categoria di stufe si adatta meglio al fabbisogno termico dell’edificio e nello specifico se anche una stufa ad accumulo potrà portare tutti quei benefici di cui spesso parlo in questo Blog: comfort termico, risparmio economico, risparmio di tempo e di combustibile.

La qualità dell’analisi dello stato di coibentazione della casa, del suo fabbisogno termico e delle eventuali dispersioni dovrà essere fatta con estrema cura per i dettagli (solai, pareti, infissi, spazi e posizionamento della stufa) altrimenti tutte le successive deduzioni (compresi i consumi della stufa) porteranno a una proposta completamente o relativamente sbagliata.

Inutile specificare che tutto ciò andrebbe fatto da un professionista che ha esperienza nel riscaldamento a legna o in alternativa con l’ausilio di un esperto di fabbisogno energetico (anch’egli con importanti conoscenze del mondo del riscaldamento a legna).

Sicuramente in questa prima fase sarà molto importante raccogliere più informazioni possibili anche sull’esposizione solare, la zona climatica e la presenza o meno di un impianto di riscaldamento centralizzato nonché le sue caratteristiche di produzione e distribuzione dell’energia termica.

Queste prime ed essenziali analisi porteranno ad un dato abbastanza preciso su quale sia effettivamente il fabbisogno energetico “medio” dell’edificio (già scritto su carta nel caso di progetto di nuova costruzione o ristrutturazione) e soprattutto quale potrebbe essere il fabbisogno di picco nei mesi più freddi. Nel caso si rivelassero criticità come ponti termici o dispersioni importanti bisognerà tenerne conto, sempre che siano saltati agli occhi attenti del professionista interpellato.

Bene! Già a questo punto ci si potrebbe sbilanciare nel proporre o meno una stufa ad accumulo, piuttosto che una stufa solamente rivestita di materiale pesante oppure una stufa convettiva tradizionale o camino (che ovviamente sconsiglio per i motivi già elencati in questo articolo) e di conseguenza cominciare a calcolare quali potrebbero essere i consumi.

Ma questo calcolo mi porterebbe inevitabilmente a valutare anche gli aspetti variabili di cui parlavo poco fa e che, per una persona che vivrà la casa quotidianamente, sono sicuramente più importanti rispetto a qualche numero buttato sulla carta.

Il combustibile

Una stufa a legna (come già spiegato in questo articolo) potrà avere rendimenti ed efficacia di riscaldamento assolutamente diversi in funzione di come verrà utilizzata e soprattutto della tipologia di combustibile che si andrà ad utilizzare. Ipotizzando che la legna sia ben essiccata (max 25% di tasso di umidità, meglio se 15-20%) e ben spezzata (diam. max 8-10 cm) sarà sicuramente interessante capire se l’utilizzatore finale la acquisterà già imbancalata da un commerciante e a quale prezzo, oppure se come proprietario di appezzamenti di bosco si occuperà autonomamente dell’autoproduzione del combustibile (taglio ed essiccazione). In ambedue i casi ci sarebbero delle regole ben precise da seguire che non approfondirò in questo articolo.

Ci tengo solo a sottolineare che in una stufa ad accumulo si potrà bruciare qualsiasi essenza di legno (ecco perché non ne ho parlato prima) purché con il giusto tasso di umidità e pezzatura fine (vedi sopra).

Sì… anche l’aghifoglio come il pino e l’abete vanno benissimo poiché la stufa ad accumulo AMA combustioni brevi (1-3 ore consecutive) e ad altissime temperature con tempo di spegnimento rapido delle braci. Esatto!! Tutto il contrario di una stufa tradizionale o caminetto.

Questo aspetto inciderà anche sulla quantità di legna bruciata in un inverno poiché una pezzatura troppo grossa ed un tasso di umidità elevato tenderanno a RADDOPPIARE i consumi. GARANTITO!

IL TEMPO

Per questo ultimo ma fondamentale aspetto  ti vorrei solamente fare una domanda (forse retorica):

<< A pari consumo di legna, quanto tempo preferiresti dedicare alle cariche quotidiane per riscaldare la tua casa con una stufa?>>

Sicuramente la risposta è: POCO!

Se per assurdo (e lo è) ipotizzassimo che una stufa ad accumulo consuma gli stessi 20 Kg di legna al giorno rispetto una stufa tradizionale o camino, sarebbe sicuramente più comodo bruciarli tutti rapidamente in 1-2 ore piuttosto che dividerli in tante piccole cariche da effettuare durante l’arco di tutta la giornata ad intervalli di 2-3 ore l’una dall’altra come avviene con tutti i sistemi tradizionali.

Mi sembra ovvio!

Questa è la caratteristica fondamentale di una stufa ad accumulo:

il TEMPO che ci regala per fare altre cose durante la giornata, mentre lei pensa a riscaldare casa anche se spenta da 10-15ore.

Conclusioni

In questo articolo non ho approfondito volutamente alcuni importanti particolari tecnici che sicuramente potrebbero sollevare i dubbi di ingegneri e progettisti. Questo Blog è dedicato esclusivamente ad utilizzatori privati che stanno cercando on-line informazioni  (facilmente fruibili) relative ai sistemi di riscaldamento ad accumulo termico per capire se davvero valga la pena prenderli in considerazione per una scelta presente o futura.

Sicuramente adesso ti sarà più chiaro perché la risposta alla domanda “quanto consuma una stufa ad accumulo” è sempre DIPENDE!

Ogni casa è diversa, ogni utilizzatore è diverso (tempo a disposizione e abitudini domestiche) e soprattutto il combustibile è una variabile onnipresente, anche tra un inverno e l’altro.

Ma i consumi?

Tuttavia, perché questo articolo possa assumere un senso mi sento in dovere di dare delle indicazioni sui quantitativi di legna che potrebbe consumare una stufa ad accumulo ottimamente dimensionata nell’abitazione che la ospita.

Per fare ciò mi voglio avvalere della mia lunga esperienza nonché delle centinaia di abitazioni che stiamo riscaldando da anni e quindi delle testimonianze arrivatemi di frequente dai nostri clienti.

 

ESEMPIO 1: casa non isolata

Nel 2010 installammo una stufa ad accumulo di 18 quintali in una casa di ca. 100 mq NON isolata, esposta a nord e con gravi problemi di dispersioni termiche, un disastro praticamente!

La stufa, come da richiesta del cliente, avrebbe dovuto solo integrarsi al riscaldamento a GAS (di più non sarebbe stato possibile) per poter abbassare le bollette stratosferiche che puntualmente varcavano la soglia della cassetta delle lettere ogni 2 mesi.

Il risultato fù ottimale poiché le bollette si dimezzarono e la qualità del calore in casa migliorò decisamente rispetto ai vecchi termosifoni. Il tutto con una media di ca. 30 Kg di legna al giorno divisi in 2 cicli di combustione rapida (mattina e sera) di ca. 15 Kg.

Sia durante la primissima consulenza che negli anni a venire consigliai più volte ai proprietari che con un cappotto termico e infissi nuovi il risultato sarebbe stato ancora migliore.

Ca. 6 anni dopo l’abitazione subì una ristrutturazione che comprendeva cappotto, infissi e isolazione del pavimento verso le cantine. L’inverno seguente la stufa funzionò come riscaldamento primario (senza nessuna integrazione da parte della caldaia a gas) e con un consumo medio di 1 SOLA carica giornaliera da 15 Kg.

NOTA: il fatto che il calore radiante riscaldi I MURI dell’edificio e non solamente l’aria ambiente (come invece avviene con tutte le stufe convettive) crea un’inerzia termica tale che l’edificio stesso accumula il calore sprigionato dalla stufa e grazie al cappotto termico lo conserva all’interno anziché trasmetterlo verso l’esterno.

Ciò rende possibile lasciare la stufa spenta anche 24 ore.

 

ESEMPIO 2: casa ristrutturata parzialmente

Casa ristrutturata senza cappotto termico ma con infissi nuovi. Un’edifico antico, con i muri in sasso da 70 cm che risultava quasi impossibile da riscaldare con i classici termosifoni se non tenendo il termostato a temperature molto elevate e consumi altrettanto elevati.

L’abitazione, di 80 mq ospitò qualche anno fa una stufa ad accumulo di ca. 15 quintali. Tutt’ora i consumi per utilizzare la stufa come unica fonte di calore (e qualche sporadica integrazione della caldaia solo nelle settimane più fredde) sono di ca. 15 kg al giorno bruciati in un unico ciclo di combustione della durata di ca. 1 ora e mezza.

 

ESEMPIO 3: Casa ben isolata

Casa di ultima generazione in classe A disposta su 2 piani con grande open-space al piano terra e piano primo soppalcato con zona notte: totale ca. 150 mq.

Pur avendo annesso al progetto un sistema di riscaldamento a pavimento, i proprietari, amanti del fuoco e da sempre utilizzatori di stufe e camini, non vollero rinunciare all’inserimento di una nuova stufa nel progetto e conoscendo i benefici del calore radiante acquistarono una stufa ca. 20 quintali da installare proprio al centro della grande zona giorno.

Il risultato fu che accendendo la stufa 1 volta ogni 2 giorni (ca. 2 ore di fuoco) nelle mezze stagioni e 1 volta al giorno solo nei mesi più freddi, il termostato del riscaldamento a pavimento non partiva mai e tutt’ora il riscaldamento primario dell’edificio è affidato alla loro amata stufa ad accumulo… consumo medio annuale meno di 20 quintali di legna.


 

Se la tua casa non rientra in uno di questi 3 esempi è abbastanza normale, proprio perché le situazioni sono tutte molto diverse e anche se la tua situazione fosse simile ad un esempio qui sopra riportato sarebbe in ogni caso fondamentale approfondire tutte le analisi di cui ho parlato in questo articolo prima di poter trarre conclusioni professionali.

Spero quanto meno di averti chiarito che i consumi di legna per una stufa ad accumulo (e non solo) possono dipendere da diverse variabili e tutto ciò che trovi scritto sulle tabelle tecniche dei cataloghi di stufe e camini è da prendere con le pinze e valutato in armonia con il contesto in cui avverrà l’installazione.

Affidati solo a professionisti di lunga esperienza, che ti spieghino il perché delle loro proposte e dei reali benefici che trarrai dalla tua scelta e che soprattutto effettuino un’analisi approfondita di come vivrai quotidianamente l’utilizzo della tua nuova “centrale termica”… altrimenti lascia perdere e attendi tempi (o professionisti) migliori!

Un caloroso saluto

Valerio Silvestri

 

PS: se sei un’amante del pellet (inteso come combustibile e non come stufa elettrica tradizionale), lo sapevi che alcune stufe ad accumulo possono bruciare in maniera combinata sia legna che pellet? Scoprile qui!

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